Arriviamo all’isola di Favignana nel pomeriggio del 17 luglio. Per accedere all’isola abbiamo dovuto telefonare al camping dalla biglietteria della Siremar(società dei traghetti) per chiedere di fare un fax dove dichiara che avremmo usufruito della struttura per un minimo di sette giorni. Con la dichiarazione abbiamo potuto acquistare i biglietti del traghetto di andata e obbligatoriamente anche il ritorno. Il tutto è dovuto a una disposizione del sindaco di Favignana. L’isola è la più grande del complesso delle Egadi, dista da Trapani circa 10 miglia e ha una superficie di 19,38 Kmq. Ha la forma simile ad una farfalla con le grandi ali adagiate sul mare e divise dal corpo che è la montagna su cui si trova il castello di Santa Caterina.
Arrivati a destinazione, dopo circa un’ora di nave, ci avviamo verso il camping EGAD. Ci sistemiamo e la sera stessa veniamo coinvolti dall’animazione con dei giochi.La mattina, alle 9,15, il ‘rais’ del campeggio ci dà la sveglia con il canto del gallo e ci informa in quali calette poter accedere in base alla situazione dei venti. Quella mattina abbiamo la fortuna, ce ne renderemo conto arrivati sul posto, di poter andare a Cala Rossa dove fu combattuta la più importante battaglia della prima Guerra Punica.
Inforcata la bici e arrivati alla cala rimaniamo estasiati dalla bellezza del posto e soprattutto dal colore turchese del mare. Le barche che fanno sosta in questo luogo sembrano sospese nell’aria. Infiliamo pinne, occhiali e ci tuffiamo in quelle acque cristalline. Ritorniamo in campeggio per pranzo, poi siesta e nel tardo pomeriggio ci dirigiamo a piedi in paese, distante circa 1500 metri. A Favignana in primavera si ripete il rito della mattanza, cioè la cattura dei tonni. Dal porto si vede la vecchia tonnara Florio dove venivano lavorati i tonni. Oggi viene ristrutturata per farci un museo.
Ritornando a noi, i soliti Sandro, Paola, Bebo e Tilla, ogni sera dopo cena, vengono impegnati dall’animazione del campeggio con caccia al tesoro, cabaret, gare di bocce ecc. Nei giorni seguenti con le nostre bici abbiamo raggiunto altri siti suggestivi come Cala Azzurra con mare trasparente e fondale bianco; Punta Burrone unica spiaggia dell’isola; Bue Marino la cui grotta era rifugio della foca monaca, e in ogni luogo l’acqua era di un colore turchese e trasparentissima. Non potevamo fare a meno di fare il bagno.
Decidiamo di prenotare un giro dell’isola in barca. Dopo due giorni di maestrale finalmente si parte. In barca eravamo in otto: oltre a noi c’erano due signori di Roma e due di Aosta.Il “capitano” Pino avvia il motore e ci dirigiamo verso le Grotte, la barca ancora non era ferma che io e Bebo eravamo già in acqua. Considerate che non sono amante del mare, ma con quelle acque cristalline, con quei riflessi di vario colore sentivo una voce che mi diceva ‘tuffati’. Continuando il giro vediamo in lontananza i tonnaroti (così si chiamano i pescatori di tonno) con il Rais ritirare le reti usate per la mattanza per riportarle a terra. Il nostro “comandante” si avvicina il più possibile per permetterci di fotografare l’evento.
Ci allontaniamo per continuare il giro e senza accorgerci arriva l’ora del pranzo e Pino, che nel frattempo tra una sosta e un bagno, ci ha portato davanti all’isolotto del Preveto, prepara tartine a volontà a base dei prodotti del posto, poi taglia i meloni e ci offre del vino freschissimo.
Il ritorno in porto è stato un po’ burrascoso perché il mare ha raggiunto quasi forza tre; ad un certo punto ci imbattiamo in una gommone in avaria e Pino la traina fino a terra. E’ stata una giornata indimenticabile per le bellezze del luogo, per la compagnia che è stata simpaticissima e per il nostro capitano che è stato gentilissimo e bravissimo. Come tutte le cose belle finiscono e purtroppo il 25 luglio, data che avevamo fissata per il rientro, arriva in fretta. Lasciamo l’isola a malincuore ma con il proposito di ritornare su questa terra che è una roccia di tufo bianco immersa in un mare turchese.

Sandro

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